Cliente Mostra "Shoah" , casa della memoria di Roma
Anno 2017
Tecnica Quante insostituibili vite ( libro d’artista) Acquaforte su zinco, lastre sagomate, collage, monotipi, testi scritti a china. Custodia in zinco e rilegatura in fil di ferro.
In vendita esposto al Département des livres d'artiste et estampes Bibliothèque nationale du Luxembourg
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Testo critico di Michèle Wallenborn in francese

Testo critico di Michèle Wallenborn in tedesco

 

Quante insostituibili vite
( libro d’artista)

Il libro è stato acquisito dalla Biblioteca Nazionale del Lussemburgo, sezione Libri d’artista.

É inserito nel catalogo Multiple – Livres d’artiste de la collection de la Bibliothèque nationale du Luxembourg. Testo critico di Michèle Wallenborn (in francese e in tedesco).

Quando mi hanno chiesto di partecipare alla mostra “ Shoah” (la mostra è organizzata ogni anno dalla Casa della Memoria di Roma in occasione della settimana della memoria) mi sono chiesta se fossi in grado di raccontare una tale aberrazione in maniera da non parlare di disperazione, ma di speranza, di possibilità.
Temevo inoltre un mio punto di vista superficiale – io appartengo alla generazione fortunata, alla generazione protetta.
Ho deciso di puntare il dito sull’ineccepibile meccanismo burocratico che ha reso una simile follia realizzabile, un ligio dovere a cui basta obbedire; il meccanismo oliato che si fa lista, burocrazia, crimine di penna che non è impossibile compiere.
Ho quindi immaginato una serie; un destino standardizzato; il momento di un’azione che avviene ed avviene ancora, come su un nastro trasportatore: l’immagine ripetuta del comignolo di un forno crematorio, e del fumo che ne esce.
Ho tolto il freno a un fumo che si libera colorato e vivo; perché non è vero che di una vita si può distruggere tutto. Le azioni fatte, la qualità che le abbiamo dato rimane, inossidabile, e continua ad operare. Da questo punto di vista abbiamo tutti una responsabilità che non si ferma con la morte.
Quindi colori diversi, storie diverse per ogni nome diverso di ogni diversa persona che nei campi di concentramento si è fatta fumo. E gratitudine e riconoscenza per questo fumo che ci raggiunge ancora oggi, che resiste, e che ancora ci racconta e ci sprona.
Ho iniziato con una ricerca; ho letto le cronache delle persone che nelle notte del 16 ottobre 1943 sono state arrestate e deportate. Le storie ricostruite dai parenti, dai testimoni, dalle testimonianze dei pochissimi sopravvissuti.
Ho letto la lista con le banali istruzioni che sono state consegnate alle famiglie; istruzioni che la gente ha seguito alla lettera, obbedendo perché questa è la prassi. Ho letto di come la macchina della deportazione fosse efficente ed organizzata: la distribuzione delle istruzioni, l’appuntamento al centro di raccolta, i treni che una volta riempiti partivano dalla stazione Tiburtina, l’arrivo nei campi.
Ho letto di come la vita di ognuno si fosse espressa nelle diverse voci di questa lista: c’è chi sfugge alla retata ma non vuole lasciare il marito, i figli; e si riunisce volontariamente a loro. Chi muore d’infarto per la paura alla consegna della lista; chi sopravvive perché è da un’altra parte a cercare le sigarette e se ne fa una colpa per il resto della vita. Donne di servizio che non lasciano la padrona, bambini che cacciano le madri e partono da soli.
Ogni vita un comignolo, e per ogni comignolo una storia colorata.

“ All’irruzione seguì la consegna delle istruzioni:
1) Insieme alla vostra famiglia ed agli ebrei appartenenti alla casa sarete trasferiti.
2) Bisogna portare con sè
A – viveri per almeno otto giorni.
B – tessere annonarie
C – carta d’identità
D – bicchieri
3) Si può portare via:
A – valigetta con effetti personali, coperta
B – denaro e gioielli
4) Chiudere a chiave l’appartamento e portare con sè le chiavi
5) Ammalati, anche casi gravissimi, non possono per alcun motivo rimanere indietro. L’infermeria si trova nel campo.
6) Venti minuti dopo la presentazione di questo biglietto la famiglia deve essere pronta per la partenza.

Roma 16 – 10 – 1943 “

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