La trionfale ambasciata dell’elefante Annone

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Quando ho cominciato a lavorare al libro d’artista ” La trionfale ambasciata dell’elefante Annone”, ho provato a mettermi nei panni dei popolani che nel 1500 si arrampicarono sui tetti delle case per ammirare animali esotici che sembravano provenire da un altro pianeta. Oggi diremmo semplicemente pantere, giraffe e tacchini, ma all’epoca era qualcosa di mai visto, un inconcepibile corteo che camminava per le strade della città… per rivivere lo stesso stupore mi sono permessa di aggiungere qualche gamba, qualche antenna, un dinosauro col ciuffo. Mi sembra lecito.
Ho riscritto la storia con il sapore delle cronache dell’epoca, ed in tanta (triste) ostentazione di potenza e ricchezza ho incoronato re dell’ambascerìa non l’Elefante Bianco Annone che apriva la processione, non il Re del Portogallo che si ingraziava i potenti a suon di doni preziosi, e nemmeno il Papa che impaziente aspettava che gli redessero omaggio… ma il piccolo topolino seduto al posto d’onore, sulla testa di Annone, che lo conduce con una piccola bacchetta ed immensa sapienza.
Annone era un raro elefante albino che il re del Portogallo, Manuel D’Aviz, donò nel 1514 a Papa Leone X . Venne organizzato un viaggio in nave con altri animali esotici, una spedizione di 140 uomini ed un tesoro importante: tessuti, broccati, oggetti in oro e gioielli; la nave partì dal Portogallo, attraversò il Mediterraneo, passò per Alicante e Maiorca ed attraccò a Porto Ercole, oggi nel promontorio dell’Argentario. L’arrivo dell’animale sucitava ovunque ammirazione e curiosità, la folla accompagnava i viaggiatori e li salutava dai tetti delle case. L’arrivo a Roma fu un trionfo. La carovana sbarcò a Porto di Ripetta e percorse la strada fino a Castel Sant’Angelo, dove l’animale si inginocchiò tre volte al cospetto di Leone X per rendergli omaggio. Poi irrorò d’acqua con la sua proboscide non solo i cardinali presenti, ma anche la folla di spettatori.
Ben presto Annone divenne uno dei personaggi più popolari della Roma rinascimentale; il suo mantenimento costava cento ducati l’anno e tra i vari incarichi di Raffaello Sanzio e Piero Aretino vi era quello di fargli da custode. Purtroppo dopo due anni l’elefante bianco si ammalò e morì; venne seppellito nei sotterranei del Vaticano, dove venne rinvenuto alla fine degli anni ’80, dal professor Silvio Bedini, professore allo Smithsonian Institute di New York.


Collettiva “Libri tutti!” , Stamperia Ripa 69 Roma 2015
Collettiva “Libri tutti!” , Stamperia Ripa 69 Roma 2015
